Dal 6 maggio scorso l’Italia ha esaurito le risorse naturali che i propri ecosistemi sono in grado di rigenerare nell’arco di un anno. È la data dell’Overshoot Day nazionale, l’indicatore elaborato dal Global Footprint Network che misura il momento in cui la domanda di risorse da parte di un Paese supera la capacità di rigenerazione biologica disponibile. Da quel giorno il bilancio ecologico entra in deficit: consumi energetici, utilizzo di materie prime, produzione alimentare ed emissioni climalteranti eccedono la soglia sostenibile annuale.
Il dato conferma un progressivo anticipo della ricorrenza rispetto agli anni precedenti. Nel 2024 l’Overshoot Day italiano era caduto il 19 maggio, mentre nel 2023 e nel 2022 era stato registrato il 15 maggio. Su scala globale, l’Earth Overshoot Day si colloca generalmente tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, a indicare come il consumo di risorse da parte dell’umanità continui a superare sistematicamente la capacità rigenerativa del pianeta.
Secondo le stime del Global Footprint Network, se l’intera popolazione mondiale adottasse gli stessi livelli di consumo dell’Italia sarebbero necessari circa tre pianeti Terra per sostenere la domanda annuale di risorse naturali. L’indicatore considera l’insieme dei consumi energetici, alimentari e idrici, oltre all’uso del suolo, delle foreste e delle risorse biologiche.
La metodologia di calcolo si basa sul rapporto tra biocapacità e impronta ecologica. La biocapacità misura la capacità degli ecosistemi di produrre risorse biologiche e assorbire i rifiuti generati dalle attività antropiche, incluse le emissioni di anidride carbonica. L’impronta ecologica rappresenta invece la pressione esercitata dai consumi umani sugli ecosistemi naturali. Dividendo la biocapacità disponibile per l’impronta ecologica annuale e moltiplicando il risultato per i giorni dell’anno si ottiene la data dell’Overshoot Day.
Nel caso italiano, il deficit ecologico appare strutturale. Le stime relative al 2022 indicano un’impronta ecologica pro capite pari a 4,0 gha (global hectares), a fronte di una biocapacità disponibile di circa 1,0 gha per persona. Il divario viene compensato attraverso l’importazione di risorse dall’estero, l’utilizzo dei beni comuni globali e lo sfruttamento intensivo degli ecosistemi nazionali.
L’anticipo progressivo dell’Overshoot Day viene interpretato dalla comunità scientifica come un indicatore della crescente insostenibilità dei modelli di produzione e consumo. Il superamento della capacità rigenerativa degli ecosistemi è associato a fenomeni quali perdita di biodiversità, degrado del suolo, deforestazione e incremento della concentrazione atmosferica di gas serra.
Una componente significativa dell’impronta ecologica globale è legata alle emissioni di CO₂ derivanti dall’impiego di combustibili fossili. La capacità di assorbimento del carbonio da parte di foreste, oceani ed ecosistemi terrestri costituisce infatti una quota rilevante della biocapacità complessiva del pianeta.
Tra i Paesi che registrano più precocemente il proprio Overshoot Day figurano il Qatar, che nel 2025 ha esaurito il proprio budget ecologico il 6 febbraio, il Lussemburgo il 17 febbraio e Singapore il 26 febbraio. In una condizione relativamente più equilibrata si collocano invece Nicaragua, Indonesia e Uruguay, il cui consumo di risorse rimane più vicino alla capacità rigenerativa disponibile.
Pur trattandosi di un indicatore sintetico, l’Overshoot Day è oggi utilizzato in ambito scientifico e istituzionale per rappresentare gli squilibri tra attività antropiche e limiti biofisici del pianeta. Secondo gli esperti, invertire la tendenza richiede interventi strutturali nei sistemi energetici, nei modelli di mobilità, nelle filiere alimentari e nella gestione delle risorse naturali.




