Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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Sanità digitale in Italia: telemedicina al centro del PNRR, ma restano i divari territoriali

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Ad aprile 2026 la telemedicina si conferma uno dei pilastri della trasformazione digitale della sanità italiana, spinta in particolare dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il progetto complessivo di sanità digitale vale circa 7 miliardi di euro nell’ambito della Missione 6 del PNRR, con una quota rilevante destinata proprio al rafforzamento dell’assistenza territoriale e dei servizi a distanza.

L’obiettivo è quello di rendere strutturali strumenti come teleconsulto, telemonitoraggio e assistenza domiciliare digitale, con la prospettiva di ridurre la pressione sugli ospedali e migliorare la gestione delle patologie croniche. Secondo le linee di indirizzo ministeriali, la telemedicina è destinata a diventare una componente stabile del sistema sanitario, non più limitata a progetti sperimentali ma integrata nei percorsi di cura ordinari.

Un ruolo centrale è affidato alle nuove infrastrutture territoriali previste dal PNRR, come le Case della Comunità, che dovrebbero essere circa 1.350 sul territorio nazionale, e gli Ospedali di Comunità, stimati in circa 400 strutture, pensati per garantire una sanità più vicina ai cittadini e meno ospedalocentrica. In questo modello, la telemedicina diventa uno strumento chiave per collegare territorio, medici di base e specialisti.

Nonostante gli investimenti, il livello di attuazione resta però disomogeneo tra le diverse aree del Paese. Alcune regioni hanno già attivato piattaforme operative per il telemonitoraggio dei pazienti cronici e per le consulenze a distanza, mentre altre risultano ancora in fase di organizzazione o sperimentazione. Questa differenza evidenzia uno dei principali nodi della riforma: la capacità di trasformare le risorse in servizi realmente accessibili.

Un altro elemento critico riguarda il contesto digitale. In Italia, secondo i dati DESI della Commissione Europea, circa il 46% della popolazione adulta presenta competenze digitali almeno di base, un fattore che incide direttamente sulla capacità di utilizzo dei servizi di sanità digitale, soprattutto tra le fasce più anziane.

Dal punto di vista istituzionale, la telemedicina viene ormai considerata una risposta strutturale alle sfide della sanità moderna: invecchiamento della popolazione, aumento delle malattie croniche e difficoltà di accesso ai servizi nei territori più periferici. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dalla capacità di integrare tecnologia, formazione del personale sanitario e riduzione del divario digitale.

Resta quindi aperta la questione dell’equità: senza un potenziamento delle infrastrutture digitali e delle competenze dei cittadini, il rischio è quello di una sanità a velocità differenti tra aree urbane e aree interne. La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare la telemedicina da innovazione tecnologica a servizio realmente universale e quotidiano.

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Immagine di Alessandra Lofino

Alessandra Lofino

Direttore Responsabile Ambitel News

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