Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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La sanità digitale e il rischio di un’Italia a più velocità

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La trasformazione digitale della sanità italiana non rappresenta più una prospettiva futura, ma un processo già in corso. Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico, piattaforme di monitoraggio remoto e strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno progressivamente modificando l’organizzazione dell’assistenza sanitaria e il rapporto tra cittadini e sistema pubblico.

Gli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno accelerato questo percorso, con l’obiettivo di rafforzare la medicina territoriale, migliorare l’accesso alle cure e rendere più efficiente la gestione dei pazienti, in particolare quelli affetti da patologie croniche.

La digitalizzazione della sanità viene oggi considerata una delle leve principali per affrontare criticità strutturali che il sistema sanitario nazionale trascina da anni: liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà di accesso ai servizi e forte pressione sulle strutture ospedaliere.

Tuttavia, mentre il processo di innovazione avanza, emerge con crescente evidenza il tema delle disuguaglianze territoriali.

Secondo analisi e monitoraggi pubblicati tra il 2023 e il 2025 da ISTAT, Agenas e dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, la diffusione dei servizi sanitari digitali procede in modo non uniforme sul territorio nazionale. Persistono differenze significative legate alle infrastrutture tecnologiche, alle competenze digitali della popolazione e al livello di integrazione dei sistemi regionali.

Il divario riguarda soprattutto le aree interne e i territori caratterizzati da maggiori fragilità socio-economiche, dove l’accesso ai servizi digitali risulta spesso più complesso.

È un elemento che merita particolare attenzione, perché proprio in questi contesti la telemedicina potrebbe produrre i benefici più rilevanti. La possibilità di effettuare visite di controllo da remoto, monitorare pazienti cronici a domicilio o ridurre gli spostamenti verso le strutture ospedaliere rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e alleggerire il peso delle distanze territoriali.

Anche nel Mezzogiorno, e in Calabria in particolare, la sanità digitale viene oggi indicata come uno degli strumenti strategici per rafforzare la medicina territoriale e rendere più efficiente la presa in carico dei pazienti. Tuttavia, la piena efficacia di questo processo dipenderà dalla capacità di accompagnare gli investimenti tecnologici con interventi strutturali, organizzativi e formativi adeguati.

La questione, infatti, non è esclusivamente tecnologica.

La transizione digitale richiede sistemi interoperabili, personale formato, infrastrutture efficienti e cittadini in grado di utilizzare strumenti e piattaforme in maniera semplice e sicura. In assenza di queste condizioni, il rischio è che l’innovazione proceda in maniera disomogenea, accentuando differenze già esistenti tra territori e fasce della popolazione.

Anche il Fascicolo Sanitario Elettronico, considerato uno degli strumenti centrali della nuova sanità italiana, evidenzia ancora criticità legate all’utilizzo concreto e all’omogeneità dei servizi tra le diverse regioni.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare la digitalizzazione sanitaria da obiettivo tecnologico a reale strumento di equità.

Perché una sanità moderna non può limitarsi a innovare i processi: deve garantire che l’innovazione sia effettivamente accessibile a tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono.

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Immagine di Alessandra Lofino

Alessandra Lofino

Direttore Responsabile Ambitel News

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