Dopo oltre un decennio di interventi normativi, confronti istituzionali e controversie sull’utilizzo dei combustibili derivati dai rifiuti, il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri torna a intervenire sul CSS-Combustibile nei cementifici. La sfida è trovare un equilibrio tra economia circolare, sicurezza energetica, sostenibilità industriale e tutela della salute, partendo da dati scientifici e controlli verificabili.
Il rifiuto può rappresentare un problema ambientale, ma anche una risorsa da valorizzare. È attorno a questa distinzione che si sviluppa una delle questioni più complesse delle politiche ambientali italiane: come gestire le frazioni che non possono essere riciclate, riducendo il ricorso alla discarica e valutando, quando tecnicamente possibile, il loro utilizzo per produrre energia. Con il cosiddetto Decreto Ambiente-bis, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre 2026, il Governo interviene nuovamente su questo fronte, introducendo semplificazioni per l’impiego del CSS-Combustibile nei cementifici e prorogando al 31 dicembre 2030 la relativa disciplina sui limiti emissivi. La misura si inserisce in un provvedimento più ampio, che comprende interventi sulle procedure ambientali, sulle emergenze climatiche e sulle bonifiche dei territori contaminati.
Il passaggio merita attenzione perché riporta al centro un tema discusso da anni: la possibilità di attribuire un valore energetico a determinate frazioni di rifiuto, evitando che materiali non più recuperabili come materia siano destinati esclusivamente allo smaltimento. Non è, tuttavia, una questione nuova. Il percorso normativo italiano sul combustibile solido secondario è iniziato molto prima dell’attuale provvedimento e ha attraversato fasi di apertura, semplificazione e confronto politico, accompagnate da interrogativi sulle conseguenze ambientali e sanitarie del suo utilizzo. Una prima tappa significativa risale al 2013, quando il decreto ministeriale n. 22 disciplinò la cessazione della qualifica di rifiuto per determinate tipologie di combustibili solidi secondari, introducendo condizioni specifiche per il loro impiego. L’obiettivo era favorire combustibili di qualità controllata, utilizzabili in sostituzione di quelli convenzionali, riducendo il ricorso alle discariche e la dipendenza dalle fonti fossili, nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti.
Quella disciplina non eliminò le perplessità. Negli anni successivi, il ricorso al CSS nei cementifici è rimasto al centro di un confronto che ha coinvolto Parlamento, amministrazioni, associazioni ambientaliste, imprese e comunità interessate dalla presenza degli impianti. Da una parte, le ragioni industriali ed economiche legate alla sostituzione dei combustibili tradizionali; dall’altra, le richieste di approfondimenti sugli impatti delle emissioni, sui possibili malfunzionamenti, sulla tracciabilità dei materiali e sulla necessità di garantire controlli efficaci. Il dibattito parlamentare del 2013 documenta chiaramente queste posizioni. Accanto alle argomentazioni favorevoli all’utilizzo del CSS, venivano richieste verifiche multidisciplinari sulle emissioni, sui possibili effetti per la salute, sul trasporto dei materiali e sul rischio che la disponibilità di combustibili derivati dai rifiuti potesse penalizzare la raccolta differenziata e il recupero di materia. Questioni che, ancora oggi, costituiscono elementi essenziali per valutare la sostenibilità delle diverse soluzioni.
Un ulteriore passaggio è arrivato nel 2021 con il Decreto Semplificazioni-bis, che ha introdotto modifiche finalizzate ad agevolare alcuni interventi di sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-Combustibile, a determinate condizioni e nel rispetto dei limiti emissivi. La direzione intrapresa era già quella di rendere più agevole l’impiego industriale di combustibili alternativi senza rinunciare alle prescrizioni ambientali previste dalla normativa. Negli anni successivi, il tema è tornato più volte nell’agenda normativa, anche in relazione all’aumento dei costi energetici e alla competitività dell’industria del cemento. Le proroghe delle disposizioni riguardanti l’utilizzo dei rifiuti per il recupero energetico testimoniano la difficoltà di trovare un equilibrio stabile tra le esigenze produttive, gli obiettivi di gestione dei rifiuti e le garanzie richieste sul piano ambientale. È in questa continuità che va letto il nuovo provvedimento. Non si tratta di una soluzione definitiva a una questione complessa, ma di un ulteriore intervento su un ambito nel quale il legislatore è chiamato a conciliare semplificazione, certezza delle regole e responsabilità ambientale.
Il combustibile solido secondario viene prodotto attraverso il trattamento di specifiche tipologie di rifiuti non pericolosi. Non tutti i rifiuti possono essere trasformati in CSS e non tutte le frazioni sono adatte al recupero energetico. La produzione di un combustibile utilizzabile in ambito industriale richiede selezione, trattamento e verifica delle caratteristiche qualitative, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa. Nei cementifici, il CSS-Combustibile può sostituire una parte dei combustibili convenzionali utilizzati nei forni industriali. Questa possibilità assume rilievo in un comparto caratterizzato da un elevato fabbisogno energetico e dalla necessità di ridurre progressivamente l’impiego di risorse fossili. La questione riguarda, quindi, anche la capacità di recuperare energia da materiali che, dopo le operazioni di selezione e trattamento, non possono essere utilmente reimmessi nei cicli produttivi attraverso il riciclo. La valorizzazione energetica può contribuire a ridurre il ricorso allo smaltimento e a sostituire parte dei combustibili tradizionali, ma i benefici effettivi devono essere verificati considerando le caratteristiche del materiale, le tecnologie utilizzate, le emissioni e l’intero ciclo di trattamento.
La distinzione è fondamentale: il recupero energetico non è alternativo in assoluto al riciclo, né può rappresentare una giustificazione per aumentare la produzione di rifiuti. La gerarchia europea continua a privilegiare prevenzione, riutilizzo e riciclo, collocando le altre forme di recupero in una posizione successiva e lo smaltimento tra le opzioni residuali. La sfida consiste, pertanto, nell’individuare la destinazione più appropriata per ciascuna frazione, evitando sia la dispersione di risorse recuperabili sia il ricorso a soluzioni che non dimostrino un’effettiva convenienza ambientale.
Il rapporto tra rifiuti ed energia assume un significato ulteriore in una fase in cui i costi delle fonti energetiche incidono sulla competitività delle imprese e sulla stabilità degli approvvigionamenti. La possibilità di utilizzare combustibili derivati dai rifiuti può contribuire a diversificare le fonti impiegate in alcuni processi industriali, riducendo il consumo di combustibili fossili convenzionali. Per comprendere la portata di questa opportunità, però, occorre andare oltre il principio generale. Servono dati sui quantitativi di CSS prodotti e realmente utilizzati, sulla percentuale di sostituzione dei combustibili tradizionali, sull’energia recuperata, sui costi di trattamento e trasporto e sulle emissioni associate ai diversi scenari.
È necessario anche distinguere il recupero energetico effettuato nei cementifici dalle altre tecnologie di valorizzazione dei rifiuti. Le caratteristiche degli impianti, la composizione dei materiali e le condizioni operative possono determinare risultati differenti. Per questo motivo, le valutazioni non possono essere generalizzate, ma devono basarsi su analisi comparative e verifiche riferite ai singoli processi. Un approfondimento scientifico dovrebbe inoltre considerare il bilancio ambientale complessivo: quale sarebbe la destinazione alternativa del rifiuto, quali risorse vengono sostituite, quali emissioni si producono e quali effetti derivano dal trasporto e dal trattamento. Soltanto attraverso questo confronto è possibile stabilire se una determinata soluzione comporti benefici effettivi rispetto alle alternative disponibili.
Il confronto sviluppatosi negli anni dimostra che la semplificazione normativa, da sola, non è sufficiente. Per rendere sostenibile l’utilizzo dei combustibili derivati dai rifiuti è necessario rafforzare la conoscenza scientifica dei processi e garantire la disponibilità di dati accessibili, verificabili e aggiornati. La ricerca deve riguardare la qualità dei combustibili prodotti, le tecnologie di trattamento, il comportamento degli impianti nelle diverse condizioni operative, le emissioni atmosferiche e gli eventuali rischi connessi a anomalie o malfunzionamenti. Sono altrettanto importanti il monitoraggio ambientale, la tracciabilità dei flussi, il controllo dei quantitativi utilizzati e la trasparenza delle informazioni rese disponibili alle comunità interessate.
Un sistema di monitoraggio efficace deve consentire di distinguere i risultati effettivi dalle previsioni teoriche, valutando gli impatti nel tempo e confrontando le prestazioni degli impianti con quelle di altre soluzioni di trattamento. È su queste basi che può essere costruito un confronto pubblico fondato su evidenze, evitando contrapposizioni aprioristiche tra esigenze industriali e tutela ambientale. La ricerca, inoltre, non dovrebbe limitarsi alle emissioni. È necessario valutare anche l’efficienza energetica dei processi, le quantità di materia effettivamente recuperabili prima della produzione del CSS, il contributo alla riduzione del conferimento in discarica e gli effetti economici sull’intera filiera dei rifiuti.
Il Decreto Ambiente-bis affronta anche altri nodi della gestione ambientale. Per la Terra dei Fuochi sono previsti 200 milioni di euro destinati agli interventi di bonifica affidati al Commissario di Governo. Il provvedimento fissa inoltre in 150 giorni il termine perentorio per le Province per individuare i responsabili della contaminazione, con poteri sostitutivi delle Regioni in caso di inerzia. Sono previste misure per razionalizzare le procedure di valutazione ambientale, rafforzare il supporto tecnico ai commissari straordinari impegnati nel contrasto al dissesto idrogeologico e sostenere i Comuni chiamati a fronteggiare criticità ambientali e climatiche che non determinano la dichiarazione dello stato di emergenza. Sul fronte dell’economia circolare, intervengono anche semplificazioni per le terre e rocce da scavo e nuovi obblighi di comunicazione relativi all’impiego di plastica riciclata nelle bottiglie in PET.
L’insieme delle disposizioni restituisce l’immagine di una politica ambientale che deve misurarsi contemporaneamente con la prevenzione, la gestione dei rifiuti, la sicurezza dei territori e la capacità amministrativa di realizzare gli interventi. Il nuovo intervento normativo riporta dunque al centro una questione che l’Italia affronta da oltre un decennio. Il percorso del CSS-Combustibile mostra come il riconoscimento del potenziale energetico di alcune frazioni di rifiuto sia stato accompagnato da successive modifiche legislative, proroghe, semplificazioni e richieste di approfondimento sugli effetti ambientali e sanitari.
La direzione futura non può essere valutata soltanto sulla base delle intenzioni dichiarate o della maggiore rapidità delle procedure. Saranno i risultati a stabilire se le misure introdotte contribuiranno a ridurre lo smaltimento, a valorizzare risorse altrimenti inutilizzate e a contenere il consumo di combustibili fossili, mantenendo adeguati livelli di protezione ambientale. Per questo, accanto all’attuazione delle norme, sarà necessario investire nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nella raccolta di dati indipendenti, affinché le scelte sulla gestione dei rifiuti possano essere valutate attraverso indicatori verificabili e confrontabili.
Il punto di arrivo non è trasformare ogni rifiuto in energia, ma costruire un sistema nel quale prevenzione, riutilizzo, riciclo e recupero energetico trovino una collocazione coerente, sulla base delle caratteristiche dei materiali e delle prestazioni ambientali delle tecnologie disponibili. È su questo equilibrio che si misura la possibilità di trasformare un problema storico della gestione dei rifiuti in un’opportunità per l’economia circolare, per l’industria e per un utilizzo più efficiente delle risorse.
Fonti di riferimento: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; decreto ministeriale 14 febbraio 2013, n. 22; Decreto Semplificazioni-bis, decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77; documentazione parlamentare sul CSS e sul recupero energetico dei rifiuti.




