Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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La farmacia entra nella sanità digitale: così cambia l’accesso alle cure

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Dalla diagnostica a distanza alle televisite, il presidio più vicino al cittadino si prepara ad assumere un ruolo ulteriore nella rete sanitaria. Le nuove indicazioni di AGENAS aprono alla possibilità di utilizzare le farmacie convenzionate per acquisire dati clinici e collegare i pazienti con specialisti e servizi sanitari. Ma la tecnologia, da sola, non basta: servono organizzazione, competenze e sistemi capaci di comunicare tra loro.

Per capire dove sta andando la sanità digitale italiana, può essere utile guardare non soltanto agli ospedali e alle nuove piattaforme tecnologiche, ma anche a un luogo molto più familiare: la farmacia.

È qui che potrebbe compiersi una parte della trasformazione dell’assistenza territoriale. Non attraverso la sostituzione delle strutture sanitarie tradizionali, ma attraverso l’inserimento di un nuovo punto di accesso alla rete, capace di mettere in relazione il cittadino con professionisti e servizi che possono trovarsi anche a grande distanza.

La direzione è contenuta nelle nuove Linee di indirizzo per l’erogazione di servizi di telemedicina nelle farmacie convenzionate elaborate da AGENAS e pubblicate nel settembre 2026. Il documento, attualmente sottoposto a consultazione, nasce dal percorso avviato con Federfarma e individua un modello di riferimento per l’organizzazione dei servizi di telemedicina all’interno delle farmacie.

Il tema assume particolare rilievo nelle aree rurali e nei territori nei quali l’offerta sanitaria è meno facilmente raggiungibile. Ma l’impostazione può riguardare anche le farmacie urbane che scelgano di aderire e dispongano delle condizioni necessarie.

Il punto centrale è semplice: portare una parte della sanità digitale dove il cittadino già si reca con maggiore facilità.

La farmacia dei servizi non è un concetto nuovo. La novità sta nella possibilità di ampliare ulteriormente le funzioni che questo presidio può svolgere all’interno della rete sanitaria.

La farmacia può diventare un ambiente nel quale effettuare alcune prestazioni collegate alla telemedicina, predisporre il collegamento con un professionista sanitario e acquisire informazioni cliniche destinate a essere valutate altrove.

Tra le attività considerate rientrano televisita, teleconsulto, telemonitoraggio e teleassistenza.

Il cittadino, in determinate condizioni, potrebbe quindi non dover raggiungere fisicamente lo specialista. Potrebbe recarsi nella farmacia aderente, utilizzare una postazione dedicata e collegarsi con il professionista attraverso una piattaforma sanitaria.

Questo modello assume un significato particolare per chi incontra maggiori difficoltà nell’utilizzo autonomo degli strumenti digitali. L’età avanzata, la scarsa alfabetizzazione digitale o la difficoltà a utilizzare applicazioni e dispositivi possono infatti trasformare la digitalizzazione in una nuova barriera all’accesso.

La presenza del farmacista consente di introdurre un elemento di accompagnamento.

Il professionista non effettua la diagnosi né sostituisce il medico. Può invece occuparsi degli aspetti tecnici e organizzativi della prestazione, predisporre gli strumenti, assistere il cittadino e garantire che il collegamento e l’acquisizione dei dati avvengano secondo le procedure previste.

La decisione clinica resta in capo al professionista sanitario responsabile della prestazione.

È soprattutto nella diagnostica che il modello può produrre un cambiamento concreto.

Un elettrocardiogramma, per esempio, può essere eseguito in farmacia e successivamente inviato a un centro nel quale un cardiologo procede alla lettura del tracciato e alla refertazione.

La stessa logica può riguardare il monitoraggio Holter, sia cardiaco sia pressorio: il dispositivo può essere applicato attraverso il presidio territoriale e i dati raccolti successivamente messi a disposizione dello specialista.

Tra le prestazioni considerate compare anche la spirometria, con l’assistenza necessaria all’esecuzione dell’esame e la successiva valutazione affidata al medico.

È un cambio di prospettiva significativo.

La prestazione non deve necessariamente svolgersi interamente nello stesso luogo. Il punto in cui viene raccolta l’informazione può essere diverso da quello in cui l’informazione viene interpretata.

È proprio questa separazione resa possibile dalla tecnologia a consentire alla rete territoriale di estendersi senza dover replicare ovunque la presenza fisica dello specialista.

Dietro una prestazione apparentemente semplice esiste, però, un’infrastruttura complessa.

Una farmacia che entra nella rete della telemedicina deve poter garantire condizioni adeguate per l’acquisizione e la trasmissione dei dati. Servono strumenti conformi, correttamente mantenuti e calibrati, collegamenti sicuri, sistemi per la protezione delle informazioni sanitarie e ambienti che assicurino la necessaria riservatezza.

Anche la formazione assume un ruolo centrale.

Utilizzare un’apparecchiatura diagnostica o supportare una televisita non significa semplicemente saper usare un dispositivo elettronico. Significa conoscere procedure, responsabilità, modalità di gestione del dato e condizioni nelle quali la prestazione deve essere eventualmente interrotta o indirizzata verso un diverso livello assistenziale.

La qualità del servizio dipenderà quindi dall’insieme di questi elementi, non dalla sola disponibilità dell’apparecchiatura.

Uno degli aspetti sui quali sarà necessario misurare concretamente gli effetti del nuovo modello riguarda i tempi di accesso alle prestazioni.

La possibilità di eseguire un esame vicino al domicilio può ridurre gli spostamenti e rendere più semplice raggiungere un servizio. Ma non è sufficiente, da sola, per aumentare la capacità complessiva del sistema sanitario.

Pensiamo ancora all’ECG.

Se aumentano i luoghi nei quali vengono acquisiti i tracciati, aumenta la quantità di dati che deve essere analizzata. Occorre quindi disporre di una rete di specialisti e di centri di refertazione in grado di gestire il flusso prodotto dal territorio.

Altrimenti il problema non scompare: cambia semplicemente sede.

La stessa considerazione vale per il telemonitoraggio. Raccogliere continuamente parametri clinici può essere estremamente utile, ma solo se esiste un’organizzazione capace di distinguere i dati ordinari da quelli che richiedono attenzione e di attivare tempestivamente il professionista competente.

La telemedicina, dunque, non riduce automaticamente la pressione sul sistema. Può farlo se viene accompagnata da una riorganizzazione dei percorsi assistenziali.

C’è poi un tema meno visibile, ma decisivo: quello dell’interoperabilità.

Un ECG, un referto o un parametro rilevato attraverso il telemonitoraggio hanno un valore maggiore quando possono essere integrati nella storia clinica della persona e messi a disposizione, secondo le autorizzazioni previste, dei professionisti che partecipano alla sua assistenza.

Per questo diventa essenziale il collegamento con le infrastrutture digitali del Servizio sanitario nazionale, compreso il Fascicolo sanitario elettronico e la Piattaforma nazionale di telemedicina.

L’obiettivo non dovrebbe essere creare tanti piccoli sistemi digitali indipendenti, ma fare in modo che le informazioni possano passare da un nodo all’altro della rete.

In altre parole, non basta che il dato sia digitale: deve essere utilizzabile.

È questa una delle differenze fondamentali tra una semplice innovazione tecnologica e una trasformazione dell’organizzazione sanitaria.

Le indicazioni di AGENAS rappresentano una cornice di riferimento. La concreta organizzazione dei servizi sarà però fortemente condizionata dalle scelte territoriali.

Regioni e Aziende sanitarie avranno un ruolo nella definizione delle prestazioni, delle modalità di accesso, dei requisiti, della formazione e degli accordi con le farmacie.

Questo consente di adattare l’offerta alle caratteristiche dei diversi territori, ma introduce anche una questione di uniformità.

Il cittadino dovrebbe poter contare su standard di sicurezza, qualità e interoperabilità indipendentemente dal luogo in cui vive. La possibilità di accedere a una prestazione attraverso la farmacia, invece, potrebbe dipendere dall’effettiva attivazione dei servizi e dall’organizzazione regionale.

È qui che si gioca uno degli equilibri più delicati della sanità digitale italiana: lasciare spazio alle differenze organizzative dei territori senza creare sistemi che non siano in grado di dialogare tra loro.

Il vero valore della proposta non sta quindi nel trasferire semplicemente alcune prestazioni dall’ambulatorio alla farmacia.

Sta nella possibilità di costruire una rete nella quale ogni presidio svolga una funzione precisa.

La farmacia può rappresentare il punto più vicino al cittadino per l’acquisizione di alcuni dati e per l’accesso a determinate prestazioni. Il medico di medicina generale può continuare a svolgere il proprio ruolo nella gestione del paziente. Lo specialista può intervenire a distanza quando la prestazione lo consente. Il distretto, la Casa della Comunità e l’ospedale devono rimanere collegati al percorso.

In questo scenario, la tecnologia diventa lo strumento che consente ai diversi livelli di assistenza di lavorare a distanza senza perdere il collegamento reciproco.

È una prospettiva particolarmente importante per la gestione delle cronicità e per le persone che vivono lontano dai principali centri sanitari.

La fase decisiva arriverà con l’attuazione concreta del modello.

Non sarà sufficiente contare quante farmacie saranno dotate di apparecchiature o quante televisite verranno effettuate. Occorrerà capire se il cittadino riuscirà realmente ad accedere più facilmente alle prestazioni, se diminuirà il numero degli spostamenti necessari, se i tempi di refertazione saranno compatibili con le esigenze cliniche e se le informazioni raccolte entreranno effettivamente nei percorsi di cura.

La farmacia può diventare un nuovo punto della sanità digitale. Ma la sua efficacia dipenderà da ciò che accade oltre la porta della farmacia.

Perché il vero salto non consiste nel fare un ECG sotto casa invece che in ospedale.

Consiste nel riuscire a fare in modo che quel tracciato, acquisito vicino al cittadino, arrivi rapidamente al professionista competente, venga interpretato correttamente e diventi parte di una risposta sanitaria integrata.

È in questo passaggio, più che nella tecnologia in sé, che si misura la capacità della sanità digitale di trasformare la prossimità in reale accessibilità alle cure.

AGENAS, Sanità Territoriale e Telemedicina: pubblicate le linee di indirizzo Agenas per l’erogazione dei servizi nelle farmacie convenzionate, 10 settembre 2026.

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Alessandra Lofino

Direttore Responsabile Ambitel News

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