Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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Biodiversità ed economia sostenibile: un’alleanza necessaria tra imprese e istituzioni

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La tutela della biodiversità non può più essere considerata un tema a sé stante nel dibattito ambientale, ma un elemento strutturale delle strategie economiche e industriali del futuro. La crisi ecologica in corso – accelerata dalla perdita di habitat, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici – impone un ripensamento profondo dei modelli produttivi. In questo contesto, la cooperazione tra istituzioni pubbliche e imprese private rappresenta non solo una risorsa, ma una condizione imprescindibile per un futuro realmente sostenibile.

A ribadirlo in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità è stata Serena Triggiani, assessora all’Ambiente della Regione Puglia, che ha sottolineato l’impatto concreto delle azioni quotidiane, ma anche la necessità di “promuovere pratiche agricole sostenibili, ridurre sprechi e rifiuti e supportare iniziative di mobilità a basso impatto”.

La cornice normativa: dal Green Deal all’Agenda 2030

L’Unione Europea ha posto la biodiversità al centro del Green Deal, individuandola come pilastro della strategia di crescita sostenibile. Il documento “EU Biodiversity Strategy for 2030”, adottato nel maggio 2020, stabilisce obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi degradati, aumentare le aree protette e rafforzare la responsabilità delle imprese nell’uso delle risorse naturali. A livello globale, la Convenzione ONU sulla Diversità Biologica (CBD) e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in particolare il Goal 15 (“Vita sulla Terra”), offrono una road map per proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi.

Il ruolo trasformativo delle imprese nella bioeconomia

Nel quadro di una bioeconomia circolare, molte aziende stanno investendo in tecnologie per ridurre gli impatti ambientali e rigenerare risorse. Sistemi avanzati di gestione dei rifiuti, recupero della plastica, produzione da fonti rinnovabili e agricoltura di precisione sono esempi di innovazione che possono contribuire alla salvaguardia della biodiversità.

Tuttavia, affinché queste soluzioni producano un impatto sistemico, è necessario che le imprese operino all’interno di un contesto normativo chiaro, coerente e incentivante, capace di premiare le buone pratiche e disincentivare gli sprechi e le esternalità negative.

Le istituzioni come catalizzatori di cambiamento

Le istituzioni pubbliche hanno il compito di orientare il sistema produttivo verso la sostenibilità. Attraverso strumenti come il PNRR, i Contratti di filiera ambientale, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici e il Regolamento UE sulla tassonomia per la finanza sostenibile, è possibile creare un ecosistema favorevole alla transizione ecologica. Le politiche regionali, inoltre, possono fare da ponte tra le istanze locali e gli obiettivi globali, promuovendo la sinergia tra imprese, territori e cittadini.

Verso un nuovo paradigma

In un momento in cui la perdita di biodiversità avanza a un ritmo senza precedenti – con oltre un milione di specie minacciate secondo l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) – diventa chiaro che la salvaguardia della diversità biologica non può più essere relegata a una questione ambientale. È, piuttosto, un imperativo economico, sociale e politico.

Solo attraverso un patto tra pubblico e privato, in cui responsabilità, innovazione e visione a lungo termine si intrecciano, sarà possibile realizzare un modello di sviluppo che generi valore nel rispetto dei limiti ecologici del pianeta.

Biodiversità e Strategia UE 2030

La Strategia Europea per la Biodiversità 2030, parte integrante del Green Deal europeo, punta a:

  • Proteggere almeno il 30% del territorio e dei mari europei;
  • Ripristinare gli ecosistemi danneggiati attraverso piani vincolanti;
  • Ridurre l’uso di pesticidi del 50% entro il 2030;
  • Integrare la biodiversità nelle politiche agricole, industriali e urbane.

Un cambio di paradigma per legare ambiente e competitività economica.


Cos’è la tassonomia verde dell’UE?

La tassonomia verde è un sistema di classificazione definito dall’UE per determinare se un’attività economica è sostenibile dal punto di vista ambientale.

Un’attività è considerata sostenibile se:

  1. Contribuisce a uno degli obiettivi ambientali dell’UE (tra cui tutela della biodiversità);
  2. Non arreca danni significativi agli altri obiettivi;
  3. Rispetta criteri tecnici e sociali minimi.

Questo strumento guida investitori, imprese e pubbliche amministrazioni nella transizione ecologica.

Biodiversità: dati chiave dall’IPBES

Secondo l’IPBES, l’organismo scientifico dell’ONU per la biodiversità:

  • Circa 1 milione di specie è a rischio estinzione entro i prossimi decenni;
  • Il tasso di estinzione è attualmente decine o centinaia di volte superiore alla media storica;
  • Le principali cause sono: uso del suolo, inquinamento, cambiamenti climatici, specie invasive e sovrasfruttamento delle risorse.

La perdita di biodiversità riduce anche la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare globale.

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