Resilienza in prima linea in Puglia che ha visto crescere il PIL tra il 2019 e il 2021, più della media nazionale ed europea. I dati sono stati presentati nel Centro Polifunzionale dell’Ateneo di Bari, da Stefano Costa e Claudio Viccarelli, ricercatori dell’ISTAT, del Dipartimento per la produzione statistica. Un approfondimento sulla Puglia tratto dal focus dal titolo «Rapporto sulla competitività dei settori produttivi edizione 2023» da cui si evidenzia che dal 2008 i ritmi di crescita sono registrati come lievemente migliori rispetto a quelli sia del Mezzogiorno sia dell’Italia. Tra l’altro, «nel periodo più recente, la Puglia sembra mostrare una maggiore resilienza alla crisi Covid: tra il 2019 e il 2021, la crescita del Pil pro-capite è risultata più elevata sia del dato nazionale, sia delle altre regioni meridionali, e seppur di poco superiore a quella media dell’Ue27». Per quel che riguarda le importazioni e esportazioni nel sistema locale del lavoro, il rapporto illustra dati che spiegano che anche se circa un terzo dei beni italiani venduti all’estero sono stati realizzati in dieci sistemi locali (oltre a Milano): Torino, Bergamo, Brescia, Roma, Firenze, Bologna, Arezzo, Busto Arsizio, Padova, Sassuolo, alcune realtà del Mezzogiorno (Cagliari, Termoli, Augusta, Melfi, Bari e Taranto) hanno presentato dei livelli di esportazione, in valore, paragonabili a quelli di settori rilevanti del Centro-nord. Le esportazioni di Bari, ad esempio, sono paragonabili, tra gli altri, a quelle di Novara, Imola, Ravenna, Genova. Nel Mezzogiorno, dove risulta un tessuto più rarefatto di sistemi di lavoro locali che sono esportatori, condizione limitante in merito alla propagazione territoriale dell’internazionalizzazione commerciale e che incide sull’ammontare di export complessivo della regione di riferimento, ci sono due modelli di sistemi locali esportatori: quelli con una forte concentrazione in pochi sistemi, caratterizzati da una diffusione ampia (il modello Veneto-Marchigiano-Romagnolo) e quelli in cui vi sono molte realtà che esportano tanto. La Puglia appartiene alla prima tipologia. La realtà più forte resta indubbiamente, quella di Bari, composta da 20 comuni in totale e con una quota di popolazione regionale pari al 18% dei 4 milioni di Pugliesi, che genera da sola il 31,5% dell’export totale regionale, seguito da quelle di Taranto (11,7%), Brindisi (9,6%), Foggia (8,0%) e Barletta (7,4%). Cinque sistemi di lavoro locale, che, insieme, rappresentano poco meno del 70% dell’export regionale. Le esportazioni di Barletta riguardano i settori del made in Italy tradizionale (tra gli altri abbigliamento, calzature e settore agroalimentare) e hanno come principale mercato di sbocco l’Albania; le esportazioni del barese, invece, si realizzano principalmente all’interno di alcuni settori high-tech (in primis la farmaceutica e la meccanica) e sono dirette principalmente verso nazioni come la Svizzera e la Germania. Taranto esporta principalmente verso gli Stati Uniti prodotti metallurgici, mentre Foggia e Brindisi esportano rispettivamente macchinari in Giappone e coke e prodotti raffinati in Belgio. Per quel che riguarda i mercati internazionali, dal rapporto dell’Istat si evince come i sistemi locali del lavoro esportatori siano riusciti a inserirsi pienamente nelle catene globali del valore (in gergo tecnico i Gvc- Global Value Chains). La quasi totalità dell’export nel barese è generato da imprese afferenti a catene globali del valore. Anche considerando i primi 5 sistemi (Bari, Taranto, Brindisi, Foggia, Barletta), la quota di export complessivo generato da imprese nelle Gvc si attesta intorno all’82% del totale. L’essere inseriti in questo sistema complessivo ha amplificato le oscillazioni dell’export pugliese a cavallo della crisi pandemica: nei sistemi locali nei quali l’export è variato in misura maggiore, quasi sempre la dinamica delle imprese coinvolte in Gvc è risultata più ampia di quella delle imprese non inserite nelle catene globali del valore.
Alla presentazione dei dati Istat, sono intervenuti, Francesco Cupertino, Rettore Politecnico di Bari, Antonello Garzoni, Rettore Università LUM “Giuseppe Degennaro”, Francesco Frezza Vicepresidente Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani.
Autore: Alessandra Lofino
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