Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
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CSS-c nei cementifici: il governo accelera con il ddl semplificazioni, ma l’Italia ancora indietro rispetto all’Europa

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Decarbonizzazione, competitività e minori costi per l’industria. Ma restano nodi sui tempi e le deroghe in scadenza

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo disegno di legge semplificazioni, un pacchetto di misure atteso da imprese e territori, che punta a ridurre burocrazia e incertezze autorizzative. Tra le novità più rilevanti figura un intervento destinato a cambiare gli equilibri energetici dell’industria del cemento: la promozione dell’uso del CSS-c (Combustibile Solido Secondario – end of waste) in sostituzione dei combustibili fossili tradizionali come il pet coke.

Il provvedimento qualifica i progetti di sostituzione come interventi di “pubblica utilità, indifferibili e urgenti”, escludendo la possibilità che possano essere bloccati per motivi politici o ideologici, salvo problemi di idoneità tecnica. Una mossa che mira a superare resistenze locali e ostracismi culturali che, da anni, frenano l’impiego di CSS nei processi industriali.


Dal pet coke al CSS-c: una leva per l’economia circolare –

Il CSS-c rappresenta la forma più avanzata del combustibile da rifiuti: prodotto secondo criteri stringenti, è classificato come “end of waste”, ovvero non più rifiuto ma materia prima secondaria a tutti gli effetti.

Il ddl semplificazioni interviene sul meccanismo introdotto nel 2021 dal governo Draghi, che aveva agevolato l’uso del CSS-c negli impianti autorizzati in R1 senza necessità di nuove autorizzazioni ambientali. Ora la norma amplia e rafforza questo impianto, chiarendo limiti emissivi e riconoscendo l’uso del CSS-c come contributo diretto agli obiettivi di economia circolare e transizione energetica sostenibile.

Secondo la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, promotrice della misura, il provvedimento “rafforza la competitività dell’industria italiana del cemento incidendo direttamente sui costi di produzione, e allo stesso tempo promuove la decarbonizzazione”.


I dati mostrano un progresso, ma con ampi margini di miglioramento. Nel 2023 in Italia sono state utilizzate 119.207 tonnellate di CSS-c, con un aumento dell’87,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la quota di sostituzione complessiva dei combustibili nei cementifici italiani si è fermata al 25,5%, contro una media europea del 60% e punte superiori all’80% in Austria e Germania.

Nel corso dell’ultimo decennio gli impianti autorizzati a produrre CSS-c sono passati da 6 (nel 2014) a oltre 20, segno di un mercato in crescita. Ma la diffusione resta ancora troppo lenta, frenata da difformità interpretative a livello locale e da un pregiudizio culturale che associa l’uso di CSS a una forma di “smaltimento” dei rifiuti, nonostante i limiti emissivi siano spesso più severi di quelli applicati ad altre attività industriali.


Le novità del ddl: deroghe, flessibilità e competitività

Il disegno di legge approvato dal governo estende anche le deroghe temporali introdotte dal decreto energia 2022, finora limitate agli impianti R1. Ora potranno beneficiarne tutti gli impianti del ciclo del cemento autorizzati all’uso di CSS-c, che avranno maggiore flessibilità oraria e giornaliera nell’impiego del combustibile, mantenendo come vincolo solo il tetto massimo annuo autorizzato.

Questa misura, spiega la relazione illustrativa, consentirà di incrementare la sostituzione del pet coke, con effetti positivi sia in termini ambientali (riduzione delle emissioni di CO2 e minore ricorso a quote ETS), sia in termini di competitività internazionale. Le imprese italiane, infatti, si trovano oggi a fronteggiare concorrenti europei e extra UE che possono contare su costi energetici più bassi e standard ambientali differenti.

Resta però un nodo irrisolto: le deroghe valgono solo fino al 31 dicembre 2025. Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri non è stata inserita alcuna proroga, rimandando la decisione al Parlamento durante l’iter di conversione.


CSS, export e deficit impiantistico nazionale

L’uso esteso del CSS-c non è solo una questione di competitività. Rappresenta anche un tassello cruciale per ridurre il deficit impiantistico nazionale nel recupero energetico.

Nel 2023 l’Italia ha esportato all’estero oltre 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e circa 520 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, oltre a 800 mila tonnellate di rifiuti urbani combustibili. Un flusso ingente che, se intercettato sul territorio, potrebbe contribuire a ridurre i costi, generare energia e abbattere l’impatto ambientale dei trasporti.


Prospettive: tra sfide e opportunità

L’approvazione del ddl semplificazioni segna un passo importante nella direzione di una maggiore integrazione del CSS-c nei processi industriali. Perché il provvedimento produca risultati concreti sarà però decisivo:

  • sciogliere il nodo delle deroghe in scadenza;
  • garantire un’applicazione uniforme delle norme a livello locale;
  • promuovere un cambio culturale che liberi il CSS-c dal pregiudizio che lo accompagna.

Come ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto, la sostenibilità deve essere letta non come un vincolo, ma come una leva per modernizzare l’economia, creare lavoro e rafforzare la competitività del Paese.

Se ben attuata, la nuova disciplina potrà portare l’Italia più vicina agli standard europei, trasformando il problema della gestione dei rifiuti, in una risorsa energetica e industriale al servizio della transizione ecologica.

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Immagine di Redazione

Redazione

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