Un’Italia che sembra ripartire nei numeri, ma che continua a mostrare crepe sotto la superficie. I dati diffusi oggi dall’ISTAT restituiscono l’immagine di un Paese attraversato da dinamiche contrastanti: da un lato il tasso di disoccupazione scende ai minimi storici, dall’altro l’occupazione rallenta e il costo della vita torna a pesare sulle famiglie. Un quadro complesso, che impone di andare oltre le percentuali per leggere cosa sta davvero accadendo all’economia reale.
Quindi, gli ultimi dati diffusi su mercato del lavoro e inflazione, offrono un quadro che coniuga segnali positivi su alcuni fronti con elementi di criticità che invitano ad un’analisi attenta delle dinamiche economiche e sociali del Paese. Disoccupazione ai minimi dal 2004, ma dietro la cifra ci sono ombre.
Secondo le rilevazioni ufficiali, il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 5,7% a novembre 2025, il livello più basso dalla nascita della serie storica nel 2004. La diminuzione è stata commentata con soddisfazione dal governo, che ha definito il dato “storico” e segnale di una ripresa duratura dell’occupazione. Tuttavia, uno sguardo più approfondito ai numeri rivela alcune criticità: la diminuzione della disoccupazione è avvenuta anche a causa della crescita dell’inattività, ovvero della quota di persone che non lavorano e non cercano lavoro, salita al 33,5%. In termini assoluti, l’occupazione ha addirittura registrato un calo di circa 34.000 unità su base mensile, con diminuzioni più marcate tra lavoratori autonomi e con contratti a termine. La situazione dei giovani resta delicata: pur registrando un miglioramento, il tasso di disoccupazione per gli under-25 è ancora vicino al 19%—un livello che evidenzia forti difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.
Sul fronte dei prezzi al consumo, l’ISTAT ha confermato un’accelerazione dell’inflazione a dicembre 2025, con l’indice annuale che si è attestato all’1,2%, in lieve rialzo rispetto all’1,1% di novembre. Quindi, prezzi in aumento e carrello della spesa sotto osservazione.
infatti l’aumento dell’indice definito “carrello della spesa”, risulta molto significativo, tant’è che misura l’inflazione per beni alimentari, prodotti per la casa e cura della persona: questo sotto-indice è balzato al 2,2%, evidenziando una pressione sui costi che colpisce direttamente i consumi delle famiglie.
I dati provvisori indicano anche un aumento dei prezzi su base mensile (+0,2%), mentre l’inflazione di fondo—escludendo energia e alimentari non trasformati—resta ancorata ma mostra una lieve dinamica al rialzo.
Ma cosa dicono i numeri nel complesso?
Il mix di dati pubblicati oggi mette in luce un mercato del lavoro in una fase complessa di transizione. Da un lato, la riduzione del tasso di disoccupazione rappresenta un risultato senza precedenti e suggerisce una certa resilienza dell’economia italiana. Dall’altro, la crescita dell’inattività e la diminuzione dell’occupazione mensile indicano che non tutte le componenti dell’economia stanno beneficiando allo stesso modo della ripresa.
L’inflazione, seppur contenuta rispetto agli standard degli anni recenti, evidenzia tensioni sui prezzi dei beni di consumo quotidiano, un elemento che può incidere in modo importante sulla percezione del potere d’acquisto delle famiglie italiane.




