Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2025: la sfida del “cibo migliore” in Italia e nel mondo

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Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, un appuntamento istituito dalla FAO per ricordare che l’accesso a un’alimentazione sana, sostenibile e sufficiente per tutti non è un traguardo acquisito, ma una sfida continua. A questa ricorrenza si lega indissolubilmente la Dieta Mediterranea, riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2010 dall’UNESCO, non solo per la qualità nutrizionale, ma per il suo legame con tradizioni, pratiche agricole locali e modelli di consumo rispettosi dell’ambiente.

Ma oggi, guardando ai dati più recenti, appare sempre più chiaro che l’“alimentazione buona, pulita e giusta” non è solo una questione culturale: è una questione urgente, ricca di contraddizioni e squilibri, anche nel nostro Paese.


Dati recenti per l’Italia: Chi segue la dieta mediterranea?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, si stima che solo il 5% degli adulti italiani segua pienamente i principi della dieta mediterranea.  Questo significa che la gran parte della popolazione si allontana da uno stile ideale: anche chi consuma prodotti tipici come olio extravergine di oliva, frutta, verdura e pesce, spesso integra nella propria dieta alimenti ultra-processati, zuccheri, grassi in eccesso. Insicurezza alimentare e povertà.

L’Italia non è immune alle criticità che attraversano molti Paesi ricchi: un recente studio segna un tasso di insicurezza alimentare pari a circa 8,4 % della popolazione.  Si tratta di persone che, pur avendo accesso al cibo, non possono permettersi regolarmente una dieta equilibrata, di qualità e varia.

Questa condizione è spesso correlata a: redditi bassi, difficoltà logistiche o territoriali (zone rurali o aree marginali), sprechi/distribuzione inefficiente. Inoltre, secondo analisi globali, l’inflazione alimentare e l’aumento dei prezzi ha colpito duramente le fasce più vulnerabili, peggiorando l’accesso a diete sane. In Italia non si “muore di fame”, ma molte vite sono segnate dall’eccesso e da alimenti di scarsa qualità. 

Le malattie cronico-degenerative (come diabete, patologie cardiovascolari, obesità) sono in parte conseguenza di abitudini alimentari sbilanciate.

In questo contesto, il divario sociale è evidente: le classi meno abbienti sono penalizzate da un maggior rischio di malnutrizione (sia carenze che eccessi). Inoltre, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) affliggono un numero rilevante di italiani: sono stimati oltre 3 milioni di persone, con predominanza femminile (circa l’80%). Solo l’anoressia nervosa coinvolge circa lo 1 % della popolazione, con più di 540.000 casi. 

Produzione agricola e sostenibilità

L’Italia mostra punti di forza nei sistemi agricoli di qualità, ma è vulnerabile agli impatti climatici. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il nostro Paese è avanzato nell’agricoltura biologica e il 21,7 % del territorio è coperto da aree protette, ma serve fare molto di più per centrare gli obiettivi 2030. 

Un dato simbolico riguarda l’olivicoltura: il patrimonio di olivi italiani è enorme, con circa 1 milione di ettari dedicati all’olivicoltura, con un giro d’affari stimato in 3 miliardi di euro annui.  Questo rende l’olio d’oliva – fulcro della dieta mediterranea – non solo un elemento culturale, ma una risorsa economica e ambientale strategica.

Tuttavia, le pressioni ambientali (siccità, eventi estremi, cambiamenti stagionali) mettono a rischio raccolti e qualità, in un contesto dove la resa agricola italiana ha già risentito effetti negativi causati dal clima. Allo stesso tempo, c’è un crescente interesse per scelte alimentari più sostenibili: uno studio recente rileva che, in Italia, una larga parte dei consumatori considera i cibi sostenibili come “a basso impatto ambientale” (88,6 %) o “salutari” (81,3 %). 

Questo suggerisce che il problema non è tanto la consapevolezza, quanto gli ostacoli reali (prezzo, distribuzione, abitudini). Infine, un dato innovativo: l’Italia ha recentemente autorizzato la vendita di farina derivata da grilli per uso umano, sperimentando fonti proteiche alternative e sostenibili. 


Il contesto globale: numeri che pesano

Il recente rapporto SOFI 2025 evidenzia come l’inflazione globale abbia eroso il potere d’acquisto delle fasce più povere, limitando l’accesso a diete salutari. In molti Paesi, la malnutrizione in ogni sua forma (carenze, eccessi, micronutrienti) continua a essere un’emergenza sanitaria e sociale. La FAO chiede che, mano nella mano, governi, agricoltori, imprese e cittadini si impegnino per trasformare i sistemi alimentari verso modelli sostenibili, riducendo sprechi, valorizzando biodiversità e garantendo accesso equo al cibo. 


Spunti per il cambiamento: da dove partire

Politiche alimentari inclusive – Occorre che lo Stato e le amministrazioni locali promuovano programmi concreti per diffondere cibo sano nei quartieri con disagio sociale, nei comprensori rurali isolati, nelle fasce vulnerabili. Educazione alimentare e cultura del cibo – Inserire percorsi didattici nelle scuole, campagne mediatiche, laboratori di cucina e consapevolezza: far capire che “nutrirsi bene” non è un lusso, ma un diritto.

Sostegno all’agricoltura locale e filiere corte – Incentivi per coltivazioni resilienti, pratiche rigenerative, conservazione dei semi autoctoni e promozione di produttori locali per ridurre la distanza tra campi e tavola. Riduzione degli sprechi e miglioramento delle filiere.

Ogni fase, dalla raccolta alla distribuzione, deve essere ripensata: infrastrutture più efficienti, tecnologie di conservazione, accordi contro lo scarto alimentare. Sperimentazione e innovazione sostenibile. Fonti proteiche alternative (insetti, alghe, proteine vegetali, agricoltura cellulare) hanno un ruolo in un panorama alimentare in trasformazione, sempre che siano integrate con rispetto del patrimonio culturale locale.


    La Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2025 ci ricorda che non basta celebrare: è il momento di agire.

    Il paradosso italiano è evidente: abbiamo la Dieta Mediterranea, una tradizione alimentare riconosciuta a livello mondiale, ma solo il 5 % la applica completamente; produciamo olio d’oliva e altri alimenti d’eccellenza, ma le disuguaglianze nell’accesso al cibo sano persistono; la consapevolezza del valore della sostenibilità cresce, ma le barriere economiche e strutturali frenano le scelte virtuose. Se vogliamo che la Dieta Mediterranea continui a essere un modello vitale e non solo simbolico, serve un impegno collettivo: istituzioni, cittadini, imprese, scuola, mondo agricolo. Perché mano nella mano per un cibo migliore non sia solo uno slogan per oggi, ma un progetto concreto per il futuro del pianeta e delle comunità.

    Alcuni dati :

    Sovrappeso e obesità in ItaliaPopolazione adulta – Nel biennio 2020-2021, circa 43 % della popolazione adulta è risultata in eccesso ponderale: circa 33 % in sovrappeso e 10 % obesa. Tra gli adulti, l’eccesso ponderale cresce con l’età: il sovrappeso passa dal 14 % nella fascia 18-24 anni al 46 % tra i 65-74 anni; l’obesità da 2,3 % a 15,3 % nelle stesse fasce. 

    Gli uomini sono più colpiti rispetto alle donne: il sovrappeso riguarda circa il 44 % degli uomini contro il 27,3 % delle donne; l’obesità colpisce l’10,8 % degli uomini e il 9 % delle donne. Nel corso degli anni, l’obesità tende a una lieve contrazione: la prevalenza è passata dal 12,0 % (2008/09) al 9,8 % nel 2023.

    Parallelamente, la quota di persone in sovrappeso è diminuita da 23,2 % a 19,0 %. Negli ultimi vent’anni, l’eccesso ponderale è cresciuto dal 42,6 % (2003) al 46,9 % (2024). Secondo altri rapporti, oggi circa il 36,1 % della popolazione italiana è in sovrappeso e 11,5 % è obesa. 

    Il Sud Italia e le Isole mostrano percentuali più alte tra bambini e adolescenti: il 31,9 % dei bambini e ragazzi meridionali sono in sovrappeso, e nelle Isole il 26,1 %. Secondo l’indagine Arianna dell’ISS, solo il 5 % degli italiani segue pienamente la dieta mediterranea; una maggioranza mostra un’aderenza moderata. Altri studi indicano percentuali diverse (ad esempio, uno studio del CREA parla del 13 %), ma la tendenza generale è verso un’adesione molto limitata. 

    Le abitudini alimentari italiane si stanno allontanando dai modelli tradizionali: il consumo di cereali, legumi e patate è sostanzialmente dimezzato rispetto agli anni ’60, mentre il consumo di carni, formaggi e dolci è aumentato notevolmente. Solo il 30 % degli italiani consuma quantità adeguata di verdura e pesce. Nel ceto medio, il 22 % consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura; nel Sud il dato è molto più basso: solo il 12 %. 

    Obesità in età infantile: Tra bambini e adolescenti, l’obesità infantile in Italia è in aumento: in molti casi oggi più della metà dei bambini consuma snack dolci più di tre volte a settimana. Le differenze geografiche sono marcate: più casi in regioni del Sud e Isole rispetto al Nord. 

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