La filiera del cemento e del calcestruzzo si trova oggi davanti a una delle sfide più complesse ma decisive per il futuro: ridurre le emissioni e contribuire alla neutralità climatica entro il 2050. Con questo obiettivo Federbeton ha aggiornato la strategia di decarbonizzazione, ridefinendo strumenti, scenari e investimenti necessari per accompagnare il settore verso la transizione.
Il cemento non è solo alla base di infrastrutture e abitazioni sicure e durevoli. È anche un alleato della transizione energetica, poiché indispensabile per costruire impianti eolici, fotovoltaici e opere che migliorano l’efficienza energetica degli edifici. La sua decarbonizzazione, dunque, non riguarda solo il comparto industriale, ma l’intero sviluppo sostenibile del Paese.
Ridurre le emissioni nel settore del cemento è più difficile che in altri comparti. Oltre il 60-65% della CO₂ emessa deriva infatti dal processo chimico di produzione del clinker, componente principale del cemento, e non dall’uso di combustibili. Una quota considerata “incomprimibile” senza nuove tecnologie.
In relazione alle leve individuate, per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 e al 2050, Federbeton ha indicato una serie di leve:
Per le emissioni dirette (Scope 1):
- Combustibili alternativi: sostituzione dei fossili con CSS (Combustibili Solidi Secondari) e biomasse non riciclabili, fino all’impiego futuro di idrogeno verde.
- Riduzione del rapporto clinker-cemento: utilizzo di materiali sostitutivi come loppa d’altoforno, ceneri volanti e pozzolana (SCM).
- Carbon Capture and Storage (CCS): cattura e stoccaggio permanente della CO₂ prodotta durante la cottura del clinker.
- Miglioramento operativo: processi produttivi più efficienti grazie a digitalizzazione ed efficienza energetica.
Per le emissioni indirette (Scope 2 e 3):
- Decarbonizzazione del sistema elettrico, con più fonti rinnovabili e maggiore efficienza.
- Decarbonizzazione dei trasporti, tramite elettrificazione e nuove soluzioni logistiche a basse emissioni.
Federbeton ha elaborato due traiettorie alternative:
- High SCM: massimizzazione dei materiali sostitutivi del clinker, con ricorso al CCS. Prevede una riduzione del 71% delle emissioni entro il 2030, fino alla neutralità al 2050.
- High CCS: centralità delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂, con minore uso di SCM. Riduzione del 69% entro il 2030 e neutralità al 2050.
Entrambi gli scenari confermano che, senza ulteriori investimenti, la sola “traiettoria inerziale” non sarebbe sufficiente a centrare gli obiettivi europei.
Il percorso richiederà risorse significative:
- 805–1.145 milioni di euro l’anno al 2050 per i costi operativi, inclusi trasporto e stoccaggio della CO₂.
- Circa 5 miliardi di euro di investimenti di capitale per: tecnologie CCS, digitalizzazione, adeguamento degli impianti all’uso di combustibili alternativi e SCM, e installazione di fonti rinnovabili con sistemi di accumulo per l’autoproduzione di energia.
Per rendere concreta la strategia, Federbeton individua alcune condizioni abilitanti:
- Normativa ad hoc, con obiettivi chiari e incentivi mirati.
- Iter autorizzativi rapidi e uniformi a livello nazionale, grazie a linee guida standardizzate, digitalizzazione delle procedure e formazione delle autorità locali.
- Regole certe per la CCS, dalla gestione al trasporto fino allo stoccaggio della CO₂.
- Meccanismi di mercato premianti, che valorizzino il cemento a minor impronta carbonica e penalizzino produzioni non allineate agli ETS.
- Semplificazione per l’installazione di rinnovabili a uso industriale e valutazione di nuove fonti energetiche, incluse opzioni nucleari.
- Pianificazione nazionale di infrastrutture per la decarbonizzazione, necessarie per collegare gli impianti.
- Coinvolgimento delle comunità locali, attraverso trasparenza, sensibilizzazione e condivisione dei benefici.
La nuova strategia di Federbeton delinea un percorso ambizioso ma realistico: la decarbonizzazione della filiera del cemento è una sfida tecnologica, economica e sociale. Raggiungere la neutralità climatica richiederà collaborazione tra imprese, istituzioni, investitori e comunità. Ma se affrontata con visione, può trasformarsi in un volano di innovazione e competitività per l’Italia nel panorama globale.
fonte Federberton




