Nel 2024, Plastics Recyclers Europe (PRE) ha lanciato un grido d’allarme: l’industria del riciclo della plastica in UE ha raggiunto un “punto di rottura” . Già allora si registravano:
- una forte contrazione della produzione interna (–5% per i principali polimeri) ;
- importazioni crescenti, con polimeri vergini e riciclati che coprono oltre il 20% del consumo UE ;
- un aumento del 36% delle esportazioni di rifiuti plastici all’estero, segno di una filiera che esporta quanto smaltisce ;
- costi crescenti: energetici, di materia prima e logistici, insieme alla concorrenza sleale da parte di importazioni a basso costo (spesso con dichiarazioni non verificabili).
Ton Emans, presidente di PRE, ha sottolineato che il settore aveva già investito 5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2023 per raggiungere gli obiettivi UE, ma ora rischiava il collasso senza misure urgenti .
Crisi acuta nel 2024
Nel 2024, la chiusura di impianti ha raddoppiato la capacità dismessa rispetto al 2023. In paesi come i Paesi Bassi, sette impianti sono stati costretti a chiudere. È stato rilevato che il ritmo di crescita della capacità di riciclo era il più lento degli ultimi anni .
Situazione nel 2025
Negli anni successivi, la crisi non solo non si è attenuata, ma si è aggravata:
- Le chiusure si sono intensificate anche nel 2025, coinvolgendo aziende di tutte le dimensioni
- La produzione di plastica riciclata ha subito un’ulteriore flessione, consolidando la contrazione iniziata già nel 2023
- I consumi di materie plastiche continuano a salire, mentre la produzione UE rischia di tornare ai livelli del 2000, nonostante una domanda in crescita.
- La capacità installata è cresciuta solo del 6% nel 2023, contro il 10% del 2022 e il 17% del 2021, segnale di un rallentamento storico.
- Le esportazioni di rifiuti plastici fuori UE continuano a crescere, alimentando la dipendenza da smaltimenti esterni .
Misure urgenti richieste
PRE e altri operatori del settore sollecitano:
- Controlli doganali stringenti su importazioni di polimeri e materiale riciclato.
- Restrizioni all’ingresso di materiali non conformi ai criteri di sostenibilità e sicurezza UE .
- Riconoscimento del riciclo plastico come settore strategico, con strumenti di difesa commerciale (es. tariffe, quote protezionistiche).
- Incentivi fiscali e snellimenti burocratici per le imprese innovative .
Rischi per gli obiettivi UE
Se non si interverrà tempestivamente:
- Gli obiettivi di riciclo al 2025 diventeranno difficilmente raggiungibili.
- Il tessuto produttivo europeo continuerà a erodersi, rischiando deindustrializzazione, perdita di occupazione verde e dipendenza dalle importazioni .
Il settore del riciclo della plastica in EU è passato da un allarme a una crisi acuta, con impatti su ambiente, economia e sovranità industriale. La sequenza temporale mostra una caduta accelerata tra il 2024 e la prima metà del 2025, aggravata da pressioni esterne e interne.
Senza una risposta politica coordinata e misure protettive immediate, l’UE rischia di perdere una delle sue industrie più strategiche per la transizione verso un’economia circolare.




