Scenario macro: stagnazione dei consumi, fiducia in calo
L’Ufficio Studi di Confcommercio ha rilasciato l’aggiornamento congiunturale sullo stato dei consumi e della domanda interna in Italia. I dati confermano un quadro di persistente debolezza della spesa delle famiglie, con dinamiche eterogenee a seconda dei comparti.
Nel mese di maggio 2025, il monitoraggio mensile sull’indicatore dei consumi (ICC) segnala una sostanziale stagnazione, sostenuta esclusivamente dalla componente alimentare. Tutti gli altri segmenti – in particolare abbigliamento, calzature, arredamento e beni durevoli – risultano in contrazione o invariati su base tendenziale.
Questa dinamica riflette un contesto caratterizzato da:
- Propensione al risparmio elevata, legata all’incertezza macroeconomica;
- Inflazione percepita ancora significativa nei beni di prima necessità;
- Erosione del potere d’acquisto reale per ampie fasce di popolazione.
Elementi di criticità per il sistema distributivo
L’analisi di Confcommercio mette in evidenza tre nodi strutturali che ostacolano la ripresa:
- Costi energetici: i recenti aggiornamenti sulle tariffe elettriche evidenziano come gli oneri di sistema rappresentino il 26% della bolletta energetica per le imprese del terziario. La Confederazione chiede un intervento urgente per la loro riduzione strutturale.
- Competizione digitale: la pressione concorrenziale dell’e‑commerce, con campagne promozionali distribuite lungo tutto l’anno, sottrae attrattività agli strumenti tradizionali del commercio fisico, come i saldi stagionali.
- Eccessiva polarizzazione della domanda: si rafforza la divergenza tra famiglie con redditi stabili e classi vulnerabili, che concentrano la spesa in pochi comparti e posticipano gli acquisti non essenziali.
Saldi estivi 2025: leva di breve periodo o illusione ottica?
Nel contesto delineato, i saldi estivi, in partenza in quasi tutte le regioni italiane il 5 luglio, assumono un ruolo critico come leva tattica per sostenere il commercio al dettaglio.
Indicatori chiave a livello nazionale:
- Giro d’affari stimato: 3,3 miliardi di euro;
- Numero di famiglie coinvolte: 16,1 milioni;
- Spesa media per famiglia: 203 euro (92 euro pro capite);
- Scontrino medio in leggero aumento, a fronte di una flessione nella platea di acquirenti rispetto agli anni precedenti.
L’intervento degli operatori commerciali si concentra su una politica di scontistica aggressiva, con percentuali medie tra il 30% e il 50%, nel tentativo di smaltire gli stock accumulati nel primo semestre.
Focus regionale: Sicilia come caso di studio
La Sicilia rappresenta un campione significativo per valutare la risposta territoriale al ciclo dei consumi stagionali:
- Famiglie acquirenti stimate: 805.000;
- Spesa complessiva regionale attesa: 280 milioni di euro;
- Spesa media per famiglia: 155 euro;
- Spesa pro capite: 75 euro, stabile rispetto al 2024.
Confcommercio Sicilia, in risposta alla frammentazione della domanda, ha attivato campagne di comunicazione digitali per rilanciare il commercio di prossimità, puntando sulla fidelizzazione dei consumatori locali e su una narrativa legata alla qualità del servizio.
Analisi di rischio: la polarizzazione della spesa
Uno dei dati più significativi emersi dall’analisi è il graduale declino della base attiva di consumatori: se un decennio fa circa il 70% degli italiani partecipava ai saldi, oggi la quota è scesa al 50–55%. Le ragioni sono multiple:
- Anticipo delle promozioni tramite marketplace online;
- Saturazione dell’offerta e compressione della domanda;
- Dinamiche generazionali: i consumatori più giovani mostrano preferenze per l’acquisto esperienziale o per marchi indipendenti, spesso al di fuori del canale saldo.
Prospettive di policy e interrogativi aperti
I dati resi noti da Confcommercio confermano che i saldi estivi costituiscono una valvola tattica, ma non strategica, per il riequilibrio dei consumi. In assenza di misure strutturali su:
- Fiscalità di impresa;
- Costo del lavoro e semplificazione normativa;
- Supporto agli investimenti nei piccoli esercizi commerciali,
la tenuta del sistema distributivo tradizionale resta fragile.
La prossima sfida sarà valutare, a consuntivo, quanto e come i saldi incideranno sul secondo trimestre 2025, anche in vista della Legge di Bilancio e delle politiche di sostegno alla domanda che verranno discusse in autunno.
Caso di studio: la Puglia tra dinamiche locali e sfide strutturali
Saldi estivi 2025: il test pugliese
In Puglia, i saldi estivi partono ufficialmente il 5 luglio, con attese elevate da parte del sistema distributivo locale. Confcommercio Puglia stima che la stagione promozionale possa generare una spesa complessiva superiore ai 200 milioni di euro, anche se le famiglie si mostrano sempre più caute.
Dati previsionali stimati per la Puglia:
- Famiglie acquirenti coinvolte: circa 950.000;
- Spesa media per nucleo familiare: tra i 160 e i 180 euro;
- Settori trainanti: abbigliamento, calzature, articoli per la casa, con domanda potenziale anche per il comparto elettronico nei piccoli centri;
- Scontrino medio atteso: in crescita rispetto al 2024, ma su una base di consumatori più ristretta.
Tendenze locali emergenti:
- Forte dipendenza da consumi stagionali e flussi turistici (sia nazionali che esteri) nelle aree costiere e nei borghi ad alta attrattività;
- Presenza consolidata del commercio di prossimità, che tuttavia fatica ad aggiornare il proprio modello organizzativo e digitale;
- Bassa penetrazione del commercio online tra le piccole imprese pugliesi, che limita la resilienza alle nuove abitudini d’acquisto.
Rischi e prospettive per il retail pugliese
La polarizzazione della spesa è una tendenza confermata anche in Puglia. Se i centri urbani (Bari, Lecce, Taranto) mostrano una tenuta parziale grazie alla presenza di turismo e flussi universitari, i centri interni e le aree rurali faticano a intercettare la domanda.
L’indebolimento del potere d’acquisto, aggravato dal caro mutui e dai costi di trasporto, colpisce le fasce giovanili e le famiglie monoreddito, accentuando un gap tra offerta e domanda nel commercio locale.
La Puglia come indicatore di fragilità e resilienza
Il caso pugliese evidenzia come i saldi estivi rappresentino una leva tattica, utile a generare liquidità nel breve periodo, ma non sufficiente a sostenere una ripresa strutturale dei consumi.
Il commercio pugliese necessita di:
- Investimenti nella transizione digitale, soprattutto per le microimprese e le attività nei piccoli centri;
- Politiche fiscali mirate per la riduzione del costo dell’energia e del lavoro;
- Piani di rafforzamento della domanda interna, in sinergia con la valorizzazione del patrimonio turistico.
In attesa dei dati a consuntivo sul trimestre estivo, la Puglia si conferma regione osservatorio per comprendere le dinamiche di tenuta (o di crisi) del commercio italiano di prossimità nel contesto post-pandemico e inflattivo.




