Num R.G. 3328/2007 – Num. Reg. Stampa 35

PERIODICO DI INFORMAZIONE SCIENTIFICA
Direttore Responsabile: Alessandra Lofino

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L’economia della Puglia nello scenario nazionale

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Un sospiro di sollievo in Puglia riguardo l’economia della regione che, secondo i dati emersi nel corso del forum “ L’economia della Puglia nello scenario nazionale” moderato dal vicedirettore della Gazzetta del mezzogiorno Mimmo Mazza, cresce e crescerà. L’incontro, cui sono intervenuti referenti di Confindustria Bari e BAT e di Intesa Sanpaolo, ha avuto grande partecipazione di pubblico interessati a conoscere i dati e le analisi descritte da Alessandro Fontana direttore del Centro Studi Confindustria, che ha anticipato alcuni punti del rapporto del Centro Studi di Confindustria. «Il Pil in Italia nel 2022 è cresciuto del +3,7%. Una crescita superiore rispetto a tutti gli altri competitor europei. Gli investimenti sono stati la componente più dinamica nel 2021 (+18,6%) spinti da quelli in costruzioni e sono cresciuti in modo sostenuto anche nel 2022. Quest’anno, secondo Banca d’Italia, le condizioni per investire sono ancora negative ma le aziende che si attendono un aumento sono superiori a quelle che si aspettano una riduzione». Alla tavola rotonda, che si è tenuta  nel Centro Polifunzionale per gli Studenti dell’Università di Bari «Aldo Moro», dopo i saluti sono intervenuti anche Valeria Cirillo, professore associato di Economia Politica dell’Università di Bari, Sergio Magarelli, direttore della Banca d’Italia sede di Bari, Alberto Pedroli, direttore regionale Puglia Basilicata e Molise di Intesa Sanpaolo, e le conclusioni affidate a Sergio Fontana, presidente Confindustria Bari e Bat Francesco Frezza, vicepresidente Confindustria Bari e Bat e presidente del Centro Studi Confidustria Bari e Bat, ha sottolineato: «I due anni appena trascorsi hanno fatto segnare export, fatturato e vendite in crescita, ma l’aumento dei tassi bancari purtroppo bloccherà questa crescita». In riferimento delle esportazioni, «nel 2022 le esportazioni italiane di beni hanno avvicinato i 600 miliardi di euro, con una crescita del 6,1% – ha dichiarato Fontana -, performance dovuta alla debolezza dell’euro e ricomposizione qualitativa (verso beni a maggiore valore medio unitario); favorevole specializzazione geografica (minore esposizione verso Cina e paesi vicini alla guerra, rispetto alla Germania); forte domanda americana (+32% in valore le vendite italiane nel primo mercato di destinazione extra-UE). Non è mancato inoltre il fondamentale supporto pubblico che nel 2022 è stato di 34 miliardi di euro. Le previsioni per il 2023 sostengono l’impossibilità di una recessione per l’Italia».

Un impatto positivo ha avuto la Puglia rispetto all’Italia e a confermarlo, Magarelli che ha evidenziato: «Il tessuto economico pugliese non se l’è cavata male. In alcuni settori addirittura con performance superiori alla media nazionale, come il turismo e le costruzioni. Nella prima parte del 2022 l’economia pugliese ha recuperato i livelli produttivi persi nel 2020. Nei mesi successivi la crescita ha rallentato, frenata dall’aumento dei costi dell’energia, dell’inflazione e dal rialzo dei tassi di interesse; le previsioni per il 2023 indicano un andamento più debole. L’occupazione nel 2022 è cresciuta più intensamente rispetto al Mezzogiorno e all’Italia, sebbene il tasso di disoccupazione resti 4 punti percentuali più elevato della media nazionale e permanga il dato preoccupante dell’occupazione femminile: solo una donna su tre è occupata. La Puglia può porsi come sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero paese».

Pedroli ha espresso dissenso rispetto alle previsioni rosee per il 2023. «Non sono mica d’accordo sarà più facile del 2022 – ha detto -. L’economia pugliese è cresciuta sia per grado d’innovazione sia per la presenza delle grandi imprese. Vale 76 miliardi di euro e conta 1,4 milioni di occupati, seconda nel Sud solo dietro la Campania, ma ciò non basta. Mi rasserenerei se cominciasse un processo di pace serio, inoltre qui non abbiamo ancora visto gli effetti positivi del PNRR. Per dimensione e complessità dell’iter questa ricaduta potremmo non averla. Un’altra situazione che vacilla è quella delle Zes. Cosa manca affinché siamo pienamente operative? Qualche stringa normativa».

Alla domanda del giornalista Mazza su perché al Sud perché ci sia stato il crollo del Superbonus 110 %,  Pedroli ha risposto: «Perché le aziende non hanno la copertura per attivarli, manca la copertura del plafond».

La prof.ssa Cirillo ha spiegato: «La crisi Covid ha impattato profondamente sul mercato del lavoro italiano e pugliese determinando in una prima fase un crollo sostanziale delle ore lavorate, il cui recupero è avvenuto più lentamente rispetto all’occupazione. Questa è stata sostenuta da misure governative, quali il blocco dei licenziamenti e l’attivazione della CIG per Covid. Il 2022 è segnato da una ripresa dell’occupazione, in particolare in Puglia rispetto al Mezzogiorno». 

Le conclusioni della tavola rotonda sono state affidate a Sergio Fontana: «Vi è la necessità di avere una politica industriale. Questo governo sembra essere stabile ed è un vantaggio, spero che vada per priorità. A cominciare dalle Zes. La priorità non può essere l’autonomia differenziata ma puntare sulle politiche del lavoro, che deve essere europea».

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Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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